Contro il sesso
L’anziana femminista tedesca, Alice Schwarzer, ha lottato per la libertà delle donne e ora inveisce contro la libera (e garbata) manifestazione di pensiero della giovane donna tedesca, ministro della Famiglia, Kristina Schröder, che ha osato dire allo Spiegel: “Ho letto molti libri di Alice Schwarzer: ‘La piccola differenza’, successivamente ‘La grande differenza’ e ‘La risposta’. Li ho trovati tutti molto battaglieri e interessanti.

L’anziana femminista tedesca, Alice Schwarzer, ha lottato per la libertà delle donne e ora inveisce contro la libera (e garbata) manifestazione di pensiero della giovane donna tedesca, ministro della Famiglia, Kristina Schröder, che ha osato dire allo Spiegel: “Ho letto molti libri di Alice Schwarzer: ‘La piccola differenza’, successivamente ‘La grande differenza’ e ‘La risposta’. Li ho trovati tutti molto battaglieri e interessanti. Diverse tesi mi sembrano eccessive: per esempio che il rapporto sessuale etero non possa praticamente esistere se non presupponendo la sottomissione della donna”. Il ministro ha fatto capire che, per alcune, potrebbe persino essere piacevole (e che la vita di coppia e i figli a volte danno anche felicità).
Alice Schwarzer si è indignata per tanta arretratezza culturale e ha risposto, da un giornale con in copertina una donna nuda che dice: “L’odore di un uomo mi fa impazzire”, che Kristina Schröder è il peggior ministro mai passato per il governo tedesco, inadeguata, incompetente, stereotipata, populista, ignorante. Come può non capire che le donne patiscono un ingiusto asservimento, un atto prevaricatore a cui sono costrette dall’ambiente e dalle convenzioni ma che mai acconsentirebbero a subire, se solo potessero scegliere? (a essere maleducati si penserebbe che Alice Schwarzer ama questa guerra perché le ricorda quand’era giovane e bella, citando Jovanotti). Pochi giorni fa lo scrittore e attore inglese Stephen Fry ha detto, senza intenti femministi: “Il sesso è il prezzo che le donne pagano per avere una relazione, che è la sola cosa che desiderano veramente”. Si sacrificano per avere un fidanzato, fanno una cosa che le ripugna profondamente, “anche se sono in molte a negarlo, a dire: ‘Oh no, ma io amo il sesso, l’adoro!’. Ma per caso vanno in giro come gli uomini gay in cerca di sesso?”.
Fry è omosessuale, sta con un attore di venticinque anni e dice di “provare pena per gli uomini eterosessuali” (è un velato invito a cambiare orientamento), che in fondo sanno di disgustare le donne, tanto che le uniche con cui possono fare l’amore con piacere sono le prostitute, che almeno verranno pagate. Insomma: culturalmente è un affronto, una dimostrazione di debolezza, ed è anche una sofferenza, provata dal fatto che non si vedono spesso donne sole dall’aria voluttuosa aggirarsi nei parchi in cerca di uomini disponibili a una torrida sveltina dietro un albero. La femminista tedesca e l’artista inglese (era Oscar Wilde in “Oscar Wilde”) sono d’accordo nel considerare quello delle donne un tragico destino copulatorio. Apprezzando l’empatia dimostrata da entrambi, e promettendo di utilizzarli al posto del mal di testa, si ringrazia per il sottinteso divieto morale a fare l’amore. Perché ultimamente (conclusione tratta dalla raccolta di lamentele varie) si dice che il problema sia un altro: da quando non è proibito, nessuno ne ha più voglia.
Alice Schwarzer si è indignata per tanta arretratezza culturale e ha risposto, da un giornale con in copertina una donna nuda che dice: “L’odore di un uomo mi fa impazzire”, che Kristina Schröder è il peggior ministro mai passato per il governo tedesco, inadeguata, incompetente, stereotipata, populista, ignorante. Come può non capire che le donne patiscono un ingiusto asservimento, un atto prevaricatore a cui sono costrette dall’ambiente e dalle convenzioni ma che mai acconsentirebbero a subire, se solo potessero scegliere? (a essere maleducati si penserebbe che Alice Schwarzer ama questa guerra perché le ricorda quand’era giovane e bella, citando Jovanotti). Pochi giorni fa lo scrittore e attore inglese Stephen Fry ha detto, senza intenti femministi: “Il sesso è il prezzo che le donne pagano per avere una relazione, che è la sola cosa che desiderano veramente”. Si sacrificano per avere un fidanzato, fanno una cosa che le ripugna profondamente, “anche se sono in molte a negarlo, a dire: ‘Oh no, ma io amo il sesso, l’adoro!’. Ma per caso vanno in giro come gli uomini gay in cerca di sesso?”.
Fry è omosessuale, sta con un attore di venticinque anni e dice di “provare pena per gli uomini eterosessuali” (è un velato invito a cambiare orientamento), che in fondo sanno di disgustare le donne, tanto che le uniche con cui possono fare l’amore con piacere sono le prostitute, che almeno verranno pagate. Insomma: culturalmente è un affronto, una dimostrazione di debolezza, ed è anche una sofferenza, provata dal fatto che non si vedono spesso donne sole dall’aria voluttuosa aggirarsi nei parchi in cerca di uomini disponibili a una torrida sveltina dietro un albero. La femminista tedesca e l’artista inglese (era Oscar Wilde in “Oscar Wilde”) sono d’accordo nel considerare quello delle donne un tragico destino copulatorio. Apprezzando l’empatia dimostrata da entrambi, e promettendo di utilizzarli al posto del mal di testa, si ringrazia per il sottinteso divieto morale a fare l’amore. Perché ultimamente (conclusione tratta dalla raccolta di lamentele varie) si dice che il problema sia un altro: da quando non è proibito, nessuno ne ha più voglia.
Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.
